La serie dei fatti comprende quindici prose di Giampiero Neri,
conosciuto soprattutto per le sue poesie, raccolte finora in Teatro
naturale (1998) e Armi e mestieri (2004). Il volume si snoda fra
quindici prose, costellate da aneddoti sapientemente armonizzati
e impreziosite da aforismi, che, con pungente delicatezza, ne
rafforzano il tono meditativo. Sono prose rivelatrici della poetica
di un autore attento alla realtà circostante, che non inchiodano
la parola ad una staticità tramandata da correnti tradizionaliste
ferree, ma che si sviluppano su una più ampia portata. Si radicano
a diversi stili, cogliendo ciò che conduce alla riflessione pura,
senza divagazioni effimere, nel pieno rispetto della manifestazione
dell’esserci.
L’attenta introduzione di Victoria Surliuga evidenzia in modo
impeccabile i tratti salienti di queste prose dai contenuti complessi,
permeati da una forza visionaria evocativa. La prefatrice coglie il
dualismo fra un realismo, a tratti impietoso, e gli spunti surreali,
ma anche fra natura e cultura. Come sostiene la Surliuga, queste
prose chiarificano la poetica di Neri, la funzione informativa
(più che espressiva) delle parole, quasi come un avvertimento,
ricordandoci del destino comune che unisce uomini, animali
ed erbe in un abbraccio atemporale. La dizione prosastica di Neri,
come pure quella poetica, risulta in un’operazione di pulizia da ogni
possibile appesantimento verbale per evitare fraintendimenti.
Queste prose hanno lo scopo di circoscrivere la loro portata poetica
in un ambito ben definito: lo spazio dell’esattezza. Nessuna parola
è utilizzata se non nel totale ossequio di tutto il proprio significato,
al fine di evitare equivoci, considerando che, secondo una frase di
Saint Exupéry: “Le parole sono fonti di malintesi” (p. 5).
In Cappello Borsalino si testimonia come Neri renda partecipe
il lettore della propria emozione, in questo caso l’amicizia per
il pittore Vaglieri. L’affettuosa condivisione del ricordo ha un tono
discorsivo, semplice solamente in apparenza, e trasmette
tangibilmente l’amore che il protagonista nutre per gli animali,
nei quali si identifica. In altre prose, invece, si passa dal tono
domestico del discorrere ad accenni precisi per chiarificare l’idea
trattata: “Ho ripercorso con la memoria i momenti della mia vita che
più intensamente l’avevano segnata, altri li ho immaginati come se
li avessi vissuti, avendo in mente non di giudicarli, ma soltanto di
descriverli” (p. 17). Il simbolismo, in queste prose, è ben delineato,
rappresentando magistralmente la dimensione ideale estetica del
protendersi verso l’assoluto, esaltando lo spirito, pur mantenendo
un contatto stabile con la natura, priva di eloquenza, dono di mimetismo
verbale attribuito all’essere umano. La fusione delle due visioni, ideale
e concreta, consente il rispetto dei valori reali e simbolici espressi nella
prosa dell’autore.
Ecco emergere allora tutta la prorompente bellezza dell’armonia e la
grande capacità di Neri di saper cogliere in un colpo voci differenti,
nella necessità di corrispondenza con le stesse, per rendere solida
la realtà.
Ne esce un quadro composito di un autore ancorato alle tradizioni, allo
stesso tempo proiettato nel futuro, con spirito innovatore. Ne risulta uno
scorrere che attinge a emozioni paragonabili a un affresco poetico o a
un’elegia statuaria, in parole da vivere attraverso quanto di più tangibile
c’è nel reale. L’intuito di Neri, la sua sensibilità poetica e capacità
espressiva,indirizzano alla ricerca della verità celata nel fitto mistero
della parola. Le sue parole sono così efficaci da diventare “oggetti”,
quasi la stessa spiga di grano con cui, in La parola come mimetismo:
“il sacerdote iniziava il neofita con un muto insegnamento,
mostrandogli semplicemente una spiga di grano” (p. 6).