venerdì, 31 ottobre 2008

 


Gli obbiettivi primari delle Medicine Tradizionali, meglio conosciute come Alternative o Complementari, sono da ricercare in una comprensione storico-culturale indirizzata al mantenimento dell’equilibrio psico-fisico, orientato in una realtà salutistica non dannosa, oltre che alla divulgazione della stessa.


Trattasi di una tradizione che va analizzata secondo molteplici punti di vista: teologico, sociologico, religioso, antropologico…etc., ed è un insieme di conoscenze e pratiche che riguardano la loro universalità fondata su peculiarità popolari ed esoteriche.


Tali caratteristiche si ritrovano principalmente in una interazione fra micro e macrocosmo, con riferimenti sperimentati lungamente e documentati in base alle costituzioni e ai temperamenti, con una metodica naturale, preventiva e poco costosa.


Alcune tra le pratiche alternative, quali lo Shiatzu e la Naturopatia, non avendo una documentazione antica essendo contemporanee, sono da considerarsi complementari e non tradizionali.


Nelle medicine tradizionali, non esiste il concetto di malattia, ma ritroviamo termini quali armonia, disordine, disarmonia e la morte  viene considerata  strumento di sanità e non resa del corpo al male.


La medicina ufficiale ha separato la salute dalla malattia, la malattia fisica da quella mentale, mentre nelle medicine tradizionali, lo sguardo del terapeuta è rivolto all’insieme, nel rispetto del concetto trino che considera l’uomo formato da mente (anima), corpo e spirito.


La salute dell’uomo in sintesi, dipende dall’armonia fra le tre parti componenti, con l’anima quale principio mediatore fra corpo e spirito.

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mercoledì, 30 aprile 2008
romanzoIl mio romanzo è in vendita
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lunedì, 25 febbraio 2008
Di neve il rilucere

Corpo evaporato

Il perpetuo sé

Aspra filigrana

                                   l’attesa.

 

Inizio che traspare

E che principia

Il nero che luce

                                  oltre.

 

 
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giovedì, 24 gennaio 2008

 


CON ENTRAMBE LE MANI         



Con entrambe le mani

l'uomo afferra la luce

come un rematore che dirige la barca,



egli traversa la luce

con tutto il suo essere,

con tutto il suo peso

di atti e parole.



Vuole fermarsi nella luce?

Vuole fermarla in sé?

O vuole egli stesso emanarla?

Sente ombra e penombra,

un fragile velo di luce [...].


 


Papa Giovanni Paolo II


 


L’EMANAZIONE


L’emanazione attraverso le mani, dell’energia pranica, è fatto inspiegabile alla logica della ragione. Per accedere a queste informazioni, ammesso che sia possibile, ci si deve accostare con cuore  e menti libere da vincoli, schemi e pregiudizi. Vi sono accadiemnti che competono ad una logica inconscia, a tratti insondabile. Il pranoterapeuta si deve considerare quale strumento, mezzo attraverso il quale l’energia d’amore cosmico, scaturisce sino a penetrare nella consapevolezza del paziente. Il Prana è l’energia che dà la vita e il rigenerarsi  perpetuo della Natura che si manifesta attraverso nascita, trasformazione, morte e rinascita. Secondo la tradizione indiana, due sono le principali energie della Creazione: l’Akasa, cioè il contenitore o spazio, e il Prana, o soffio vitale. Considerato che il Prana permea tutto sin dall’origine, in oriente viene identificato quale “Soffio Divino” o Respiro di Dio. Il pranoterapeuta è colui che utilizza il fluido vitale, il Prana e, per poterlo utilizzare al meglio, deve attenersi a delle regole di vita quali: evitare fumo e alcolici, carne rossa, cibi fritti, allontanarsi da egoismi e vizi materiali di varia natura, per giungere ad una piena consapevolezza di sé nel Tutto, in armonia. Nella società in cui viviamo, essere pranoterapeuti a queste condizioni non è semplice, ecco perché è preferibile parlare di guaritori, in quanto circa il 90% di essi, non sono pranoterapeuti di spirito. In questo caso vengono utilizzate energie che sono solo indirettamente collegate al Prana originario, rendendo necessario modificare il termine di Pranoterapia con Biomagnetismo. Ogni creatura vivente è formata da cellule e le loro vibrazioni sono di tipo chimico, quindi, in virtù delle leggi della fisica, la loro carica elettrica genera un campo magnetico.   Biomagnetismo quindi quale trattamento di ripristino dell’equilibrio attraverso l’influenza biomagnetica delle mani tramite imposizione.                                                                                               -…e pensare che in passato si curavano disturbi vari utilizzando una semplice calamita.. -  Oggi in commercio vi sono cerotti magnetizzati da lasciare per alcuni giorni sulla zona dolente, sfruttando in questo modo le antiche conoscenze di magnetoterapia descritte da Paracelso e Mesmer. Potenzialmente tutti siamo guaritori; ma è l’esternazione di tali capacità che non a tutti risulta possibile. Infatti, seppure con intenzioni pure e buone, è  Indispensabile lo sguardo consapevole in sé, prima che venga rivolto agli  altri. Queste facoltà curative, dipendono da alcune caratteristiche ben precise, oltre che da uno stile di vita adeguato: forza psichica, dedizione alla causa, capacità di indirizzare l’energia, dominio del pensiero e amore assoluto per ogni essere vivente. La nostra mente, come ben sappiamo, ha un potere illimitato e attraverso la volontà possiamo accedere all’utilizzo di tale potere ricordando però che, l’irradiazione di energia non avviene solo attraverso le  mani, ma anche tramite lo sguardo e l’espirazione. Questa, può essere fredda o calda, (soffio o alitazione) a seconda dell’effetto che si vuole ottenere (assorbente quindi disperdente, oppure radiante). Osserviamo ora l’ambiente adatto per l’esercizio di queste pratiche. Ovviamente operare in mezzo al verde di una natura rigogliosa, è quasi utopia. Optando per un locale, si cercherà di evitare l’utilizzo di un arredamento e di complementi che possano evocare atmosfere magiche o più prossime ad ambienti stregati, quali: maschere, croci, teschi etc, capaci di indurre tensione e paura inconscia nelle persone. Il guaritore serio e preparato, non deve giocare con la sofferenza e la suggestionabilità del paziente, e non ha necessità di simili artifizi. Un sottofondo di musica terapeutica e di facile ascolto, una illuminazione soffusa, delle pareti tinteggiate a colori chiari, sono accorgimenti che possono bastare. Sarà la serenità d’animo del terapeuta poi a contribuire alla creazione di una atmosfera di rilassamento e fiducia. Le mani possono essere a contatto con il corpo, oppure a distanza: contattoterapia nel primo caso, proximoterapia nel secondo. A contatto si svolge per lo più una terapia di tipo lenitivo, eliminando o attutendo il dolore fisico abbastanza rapidamente; nel secondo caso, invece, oltre all’azione curativa all’origine del malessere e della disarmonia, agendo sull’aura, si sfrutta l’effetto di larsenizzazione per il quale, una parte dell’energia inviata dalle mani, viene riflessa dal corpo del paziente e, ritornando alle mani del terapeuta, può essere rinviata nuovamente, potenziando via via l’azione di emissione. Nella contattoterapia, l’energia che non viene assorbita dal soggetto si disperde.  La saggezza indiana insegna che l’uomo si nutre di energia pranica prelevata dall’universo e attraverso centri energetici denominati Chakra, dal sanscrito “ruote”, l’energia si diffonde nel nostro corpo, inondandoci di flusso vitale. I chakram principali sono 7 e non sono collocabili nella parte fisica del nostro organismo, anche se  la loro ubicazione corrisponde ad organi e ghiandole endocrine. Nel prossimo post, faremo un breve viaggio virtuale nei principali chakram.


Un abbraccio di luce

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lunedì, 03 dicembre 2007
un frusciame

un ridere di fogliame

bui crocicchi

luce a guizzi

falene e ortiche nei pomeriggi forti

all’imbrunire

e poi

 

 

 
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lunedì, 03 dicembre 2007
Mai
 


Mai

Di te

La dimenticanza.

 

Nel chiaro passo

L’oscuro sogno

D’acque spartite

Nel lento corso

 

Sospiro mimando

lo sguardo chino

                                                     vago

In altro dove

Scalza/mente                                  lieve

 

Eccomi

                                                     forse

 

 


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mercoledì, 14 novembre 2007
La serie dei fatti comprende quindici prose di Giampiero Neri,

conosciuto soprattutto per le sue poesie, raccolte finora in Teatro

naturale (1998) e Armi e mestieri (2004). Il volume si snoda fra

quindici prose, costellate da aneddoti sapientemente armonizzati

e impreziosite da aforismi, che, con pungente delicatezza, ne

rafforzano il tono meditativo. Sono prose rivelatrici della poetica

di un autore attento alla realtà circostante, che non inchiodano

 la parola ad una staticità tramandata da correnti tradizionaliste

 ferree, ma che si sviluppano su una più ampia portata. Si radicano

 a diversi stili, cogliendo ciò che conduce alla riflessione pura,

senza divagazioni effimere, nel pieno rispetto della manifestazione

dell’esserci.

L’attenta introduzione di Victoria Surliuga evidenzia in modo

impeccabile i tratti salienti di queste prose dai contenuti complessi,

 permeati da una forza visionaria evocativa. La prefatrice coglie il

 dualismo fra un realismo, a tratti impietoso, e gli spunti surreali,

ma anche fra natura e cultura. Come sostiene la Surliuga, queste

prose chiarificano la poetica di Neri, la funzione informativa

(più che espressiva) delle parole, quasi come un avvertimento,

ricordandoci del destino comune che unisce uomini, animali

ed erbe in un abbraccio atemporale. La dizione prosastica di Neri,

 come pure quella poetica, risulta in un’operazione di pulizia da ogni

possibile appesantimento verbale per evitare fraintendimenti.

Queste prose hanno lo scopo di circoscrivere la loro portata poetica

in un ambito ben definito: lo spazio dell’esattezza. Nessuna parola

 è utilizzata se non nel totale ossequio di tutto il proprio significato,

al fine di evitare equivoci, considerando che, secondo una frase di

 Saint Exupéry: “Le parole sono fonti di malintesi” (p. 5).

In Cappello Borsalino si testimonia come Neri renda partecipe

il lettore della propria emozione, in questo caso l’amicizia per

il pittore Vaglieri. L’affettuosa condivisione del ricordo ha un tono

discorsivo, semplice solamente in apparenza, e trasmette

tangibilmente l’amore che il protagonista nutre per gli animali,

nei quali si identifica. In altre prose, invece, si passa dal tono

domestico del discorrere ad accenni precisi per chiarificare l’idea

trattata: Ho ripercorso con la memoria i momenti della mia vita che

 più intensamente l’avevano segnata, altri li ho immaginati come se

 li avessi vissuti, avendo in mente non di giudicarli, ma soltanto di

 descriverli” (p. 17). Il simbolismo, in queste prose, è ben delineato,

rappresentando magistralmente la dimensione ideale estetica del

 protendersi verso l’assoluto, esaltando lo spirito, pur mantenendo

un contatto stabile con la natura, priva di eloquenza, dono di mimetismo

 verbale attribuito all’essere umano. La fusione delle due visioni, ideale

e concreta, consente il rispetto dei valori reali e simbolici espressi nella

 prosa dell’autore.

Ecco emergere allora tutta la prorompente bellezza dell’armonia e la

 grande capacità di Neri di saper cogliere in un colpo voci differenti,

nella necessità di corrispondenza con le stesse, per rendere solida

la realtà.

 Ne esce un quadro composito di un autore ancorato alle tradizioni, allo

 stesso tempo proiettato nel futuro, con spirito innovatore. Ne risulta uno

 scorrere che attinge a emozioni paragonabili a un affresco poetico o a

un’elegia statuaria, in parole da vivere attraverso quanto di più tangibile

 c’è nel reale. L’intuito di Neri, la sua sensibilità poetica e capacità

espressiva,indirizzano alla ricerca della verità celata nel fitto mistero

della parola. Le sue parole sono così efficaci da diventare “oggetti”,

quasi la stessa spiga di grano con cui, in La parola come mimetismo:

“il sacerdote iniziava il neofita con un muto insegnamento,

mostrandogli semplicemente una spiga di grano” (p. 6).

 
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giovedì, 04 ottobre 2007
Mi è stato chiesto da più persone, di descrivere ciò che accade e come opero, durante le sedute di pranoterapia. Alcune premesse sono indispensabili al riguardo.
Nella pranoterapia, non accadono miracoli. Si possono verificare notevoli miglioramenti sin dalla prima applicazione, ma si tratta ad ogni modo di un processo di consapevolezza dettata da una stretta collaborazione fra terapeuta e paziente, collaborazione che può protrarsi per alcune sedute, il numero delle quali è in base al grado di alterazione dei centri energetici e dalla profondità della disarmonia degli stessi. Non si tratta quindi esclusivamente di lenire il dolore, ma di scoprire e curare la causa alla fonte del disagio fisico o psicologico, per evitare il ripresentarsi dello stesso.
La pranoterapia dunque, come stile di vita, volta alla ricerca dell’armonia.
Prima di iniziare una terapia si deve ricercare se vi è istintiva sintonia fra terapeuta e paziente, poiché questo permette una migliore circolazione dell’energia pranica, andando in tal modo a riparare i disequilibri, irradiando dove ve ne è carenza o assorbendo l’esubero.
Durante le sedute, deve necessariamente accadere qualcosa, in quanto se il paziente non avverte nulla, ci si deve chiedere se il terapeuta sia in quel frangente, la persona adatta, oppure se il paziente, per motivi personali, non sia in grado di sintonizzarsi, e quindi di ricevere l’energia.
Nel massimo rispetto, nella totale libertà, in assenza di pre-giudizi, il terapeuta deve saper valutare ed evidenziare la situazione, in modo che il paziente possa serenamente decidere se continuare o sospendere il trattamento.
Il mettersi al servizio di chi soffre, deve consentire il sostentamento del terapeuta, ma non l’arricchimento economico, quindi sincerità, onestà e capacità d’ascolto e comprensione, devono essere caratteristiche essenziali per chi opera in questo cammino.
La vera forza di un terapeuta, non risiede solo nelle “mani”, ma si deve collocare principalmente nel cuore. Da qui nasce la distinzione, senza nulla togliere ad alcuno, fra pranoterapeuti di spirito e guaritori.
Ecco un breve elenco di sensazioni evidenziate dai pazienti durante le terapie:
vampate di calore, flussi di aria fresca, fomicolii, lievi scosse di tipo elettrico, l’acuirsi o la scomparsa del dolore, il fluire incontrollato di emozioni quali pianto, riso o il cadere in sonno lieve o profondo, visioni, visualizzazioni di colori, dilatazione delle percezioni sensoriali... etc.
 
 “…durante le terapie, il corpo non viene mai toccato dalle mani del terapeuta, in quanto non manipolano direttamente il corpo fisico, ma quello eterico, agendo sull’aura. L’unico contatto, e qui parlo esclusivamente a titolo personale, è un lieve bacio sulla fronte del paziente a fine seduta, quale piccolo gesto di ringraziamento a fronte di un grande gesto di totale fiducia offerto da chi si affida alle mie mani.
Uno dei primi episodi che io ricordo, risale al tempo dei miei 9 anni, quando istintivamente, vedendo mio padre sofferente per una tumefazione al polso, iniziai con molta delicatezza a sfiorare la zona dolente, notando che, sia il dolore che il gonfiore, scemavano, recando immediato sollievo.
Ma la consapevolezza, mi giunse anni dopo… e sono ancora oggi alla ricerca.
Con Angela, una donna con problemi di peso dovuti a profondo stress nell’ambiente familiare, curata con pranoterapia, e con l’ausilio di acqua magnetizzata e cromoterapia, abbiamo modificato il rapporto ossessivo con il cibo, non più percepito come mezzo per colmare il vuoto esistenziale, ma come equilibrio fra sostentamento del corpo e piacere del palato.
Durante la terza seduta, entrambe in reciproca e profonda sintonia, dopo il rituale d’apertura d’accarezzamento dell’aura, inizio il trattamento vero e proprio. Il tempo pare dilatarsi, tutto si stempera e la musica tibetana in sottofondo, accompagna Angela al rilassamento totale e dopo pochi minuti, si abbandona in un lieto dormiveglia. Al risveglio, dopo circa 10 minuti, profondamente rilassata, mi racconterà d’aver sognato un gruppo di persone che mi attorniavano, descrivendo la situazione nei minimi particolari, facendomi rivivere l’identico sogno vissuto da me, circa sei mesi prima.
Sintonia… simbiosi… coincidenza”.
 
Un abbraccio di luce
Cinzia
 
 
 
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mercoledì, 05 settembre 2007
Introduzione alla Pranoterapia

"La Fede riceve, l´Amore dà.
Nessuno può ricevere senza Fede.
Nessuno può donare senza Amore.
Per questo  crediamo, per ricevere
veramente; è così che possiamo
amare e dare, giacché se uno non
dà per amore,
non trae profitto da ciò che dà."

(dal Vangelo Gnostico di Filippo)

Provo stupore nel constatare,
quanto sia difficile per taluni
cogliere  la meraviglia del Creato,
a nostra disposizione da sempre.
Come non percepire l´armonia della
Natura e l´intreccio di forze invisibili
e potenti, che si intersecano in un
contesto strutturato su molteplici
piani e in molteplici direzioni, sino a
comporre l´essenza più magica e
complessa quale è "l´uomo".
L´essenza umana si inserisce
armoniosamente in un Piano Cosmico
Unico, creato dall´Originario Respiro
Vivente, che comprende ogni forma di
vita, dalla più semplice, alla più evoluta,
sino a spingersi oltre, in un abbraccio
atemporale che riunisce il visibile al non
visibile, sino all´impensabile.
L´energia che tutto permea e rigenera,
l´energia che ci nutre e ci colma, l´energia
che, musicalmente ci innesta in questo
piano dilatato e trascendente, è l´Amore.
Amore puro, Amore Cosmico, Amor Celeste.
Questo zampillio perenne, questa "energia",
è concetto antichissimo, maturato è còlto
da menti intuitive di ogni tempo e luogo,
ed utilizzato dall´antica Saggezza, da sempre.
Da sempre infatti, si considera l´uomo ,
quale sistema complesso e perfetto, dove
si sposano sole  e luna, flussi ed umori, lucenti
irradiazioni di stelle e pianeti, in un vortice vitale,
sapiente ed armonico, in un intreccio
indistinguibile di micro e macrocosmo.
Ma nella perfezione creata all´origine,
si innestano dolore e malattia , quali
disarmonie. Ed ecco che, la pranoterapia
olistica, qui si inserisce perfettamente,
in questo processo di rigenerazione
energetica, riportando il giusto equilibrio
fra corpo, anima e spirito.
Ogni disagio fisico, nasce da un disagio
dell´anima, intesa quale mente creativa
e/o distruttiva.
Verità immemore questa, e da tempi lontani,
l´energia Cosmica che dà la vita, il Soffio Vitale,
il Prana, e l´energia quale potenzialità della
creatura umana, fuse, unite dall´amore reso
manifesto dalle mani di pranoterapeuti di spirito,
possono ripristinare il giusto equilibrio, riportando
il benessere.
Ma il processo di guarigione, non è un miracolo,
ma una ferma collaborazione fra terapeuta
e paziente, che attraverso la consapevolezza
del disagio e il riconoscimento delle cause che
l´hanno generato, viene permeato dall´energia
pranica, per condurre alla meta, all´armonia
psico-fisica.
Ecco emergere dunque il senso profondo
della Pranoterapia . Un cammino, a volte dolce,
a volte impervio, un cammino verso la salute,
verso la libertà, verso la Luce.
Un cammino di Luce Intensa.
A te, che leggi, un abbraccio di Luce.
Al tuo servizio,
Cinzia


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venerdì, 31 agosto 2007
 
 
guardami
riconosco il tuo nero al buio
luce pulsante e attonita
guardami
 
adesso
 
impulsi a intervalli regolari
il dolore sparso ai bordi
di un marciapiede o in riva al mare
 
               fiotti negli occhi alla foce
 
il cuore trafitto
sfuma nella tua luce
fra brandelli discinti e smarriti
immobile nel dolore
 
resto ferma    ferma
accendimi ancora una volta
fa che io sia visibile
 
adesso
 
                 fuoco vivo a lambire stanca/mente
 
traccia ostinata di luce
slancio radente
il delirio delle tue parole
mi incatena
                  dolore rappreso
 
fra sospiri e abbagli
ritornerò
                   è scritto
 
e mi getto nell’abisso
del mio canto segreto
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